6.9.10

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18.8.10

la morte del Web

Fonte:Punto informatico:

A parlarne Chris Anderson: si apre così il dibattito sull'evoluzione dell'economia di Internet e del ruolo delle applicazioni. Sancendo la morte del browser, e la sopravvivenza del resto

A due decenni dalla sua nascita il World Wide Web sarebbe in declino, pronto a cedere il passo a strutture più leggere (l'esempio è quello della app tipiche degli smartphone attuali) non più basate sul cercare ma sul prendere: da questo presupposto sono partiti due (attesi) articoli paralleli del direttore di Wired USA Chris Anderson e dell'editorialista Michael Wolff.

Come da struttura classica del giallo, ora che c'è una 'vittima' (il morente Web) c'è da trovare un colpevole: e i due commenti si distanziano proprio sul chi incolpare. È stato l'utente medio, su iPhone, con un app? O il mercato, con gli investimenti, su Facebook?

Chris Anderson, che già aveva annunciato la fine del Web per mano di Push nel 1997, vede l'arma del delitto in mano agli utenti: sono le app. Queste, a diferenza del Web come lo conosciamo, sono piattaforme spesso chiuse e utilizzano Internet per il trasporto di dati ma non il browser per la loro visualizzazione. Il fatto che siano per molte attività più comode per gli utenti (in particolare per il mobile), e molto più facilmente remunerative per le aziende, dovrebbe a breve sancire la fine del Web così come lo conosciamo, a favore di una nuvola di app a sostituire il desktop.
Michael Wolff, invece, dà la colpa ai (tanti) soldi dei nuovi investitori: non più attenti a distribuire i propri investimenti su più siti, ma pronti a mettere tutto su un solo cavallo vincente che possa cannibalizzare il resto della Rete. L'esempio che fa è quello dell'investitore russo Yuri Milner che detiene ora il 10 per cento di Facebook. Questo modello di investimento spingerebbe ad un'evoluzione verticale (sul modello dei media tradizionali) per Internet, e a una compressione della Rete in una serie di grandi piattaforme. Così, mentre per il resto si vive un susseguirsi di piccoli protagonisti, l'unico oppositore (per dimensione) del gigante open Google è Facebook, che ha avuto successo creando una sorta di mondo parallelo al Web e autoreferenziale.

In entrambe le approfondite analisi, la somma (che tira le fila di eventi che risalgono alla sua origine) porta al medesimo risultato: morte del Web e ruolo decisivo svolto dalla volontà di monetizzare i prodotti digitali. Su questo punto concorda anche Anderson, autore tra l'altro di Free, libro sulla teoria dell'economia del costo zero attualmente protagonista del Web. Da un lato gli investimenti concentrati, dall'altro le app con i loro costi, la morte del Web porterebbe con sè nell'oltretomba anche il concetto di gratis e di apparente mancanza di controllo.

Aggregatori di informazioni, API integrate in app, investimenti concentrati e monopoli, in fondo, sono tutti modi per controllare (e, di conseguenza, monetizzare) le cose di Internet.

Claudio Tamburrino



1.8.10

Petizione contro i brevetti software

Petizione contro i brevetti software: "La nostra petizione mira a unire le voci preoccupate di singole persone, associazioni ed aziende d'Europa, e chiede ai nostri politici in Europa di fermare i brevetti sui software introducendo una legislazione nuova e più chiara.

Il sistema dei brevetti è usato in modo scorretto per limitare la concorrenza per il vantaggio economico di pochi, ma non riesce a promuovere l'innovazione. È meglio che il mercato del software sia completamente libero dai brevetti: una sana concorrenza spinge gli operatori del mercato all'innovazione.

Le sentenze dei tribunali europei ammettono ancora, in molti casi, la validità dei brevetti sui software assegnati dagli uffici brevetti nazionali e dall'Ufficio europeo dei brevetti (UEB), che sono sottratti a qualsiasi controllo democratico. Questi uffici continuano non solo ad assegnare brevetti, ma anche ad esercitare pressioni lobbistiche. Il sistema dei brevetti versa oggi in profonda crisi, ma essi non sono in grado di riformarlo e anzi, con la loro politica d'assegnazione lassista, continuano a mettere a rischio molte aziende europee.

Nel 2005 la Commissione è sembrata più attenta agli interessi delle grandi multinazionali che non a quelli delle piccole e medie imprese europee, le quali costituiscono la principale forza d'innovazione tecnologica dell'Europa. Il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sulla brevettabilità dei software, ma non ha il potere di avviare iniziative legislative.
Considerazioni
Studi

Un grande numero di seri studi scientifici ed economici giustifica l'abolizione dei brevetti sul software.
Copyright per il software, ma nessun brevetto

Gli autori di software sono già protetti dalla legge sul diritto d'autore, che permette ad altri di proseguire l'innovazione nello stesso campo generando una salutare competizione, ma questa protezione è minacciata dai brevetti sul software. È fin troppo facile violare un brevetto sul software del tutto inconsapevolmente. Le aziende produttrici di software non hanno bisogno dei brevetti per innovare: debbono anzi esser protette dai detentori di brevetti il cui fondamento legale sia poco chiaro.
Querele invece di innovazione

I brevetti software falliscono proprio in ciò che sarebbe il loro scopo legittimo: favoriscono il proliferare delle azioni legali a scapito dell'innovazione, annullando la propria stessa giustificazione democratica; costringono i produttori di software a sprecar denaro per seguire pratiche burocratiche e cause legali e per eludere le pretese sul software di dubbio fondamento - denaro che sarebbe meglio speso per la ricerca applicata. Così i proprietari di brevetti sul software, che non sempre sono anche produttori di software, hanno modo di esercitare uno sleale controllo del mercato.
Errori americani

Negli Stati Uniti si spendono ogni anno miliardi di dollari per cause legali sui brevetti software, cause che non coinvolgono soltanto le aziende produttrici di software, ma anche aziende d'altro tipo, solo perché hanno un sito web. È ciò che sta cominciando ad accadere anche in Europa: occorre evitare che questo errore si ripeta qui.
Noi chiediamo con forza ai nostri legislatori:

* di far approvare, in materia di brevetti, una legislazione nazionale meglio formulata, che escluda qualsiasi brevetto sui software;
* di far decadere tutte le concessioni dii brevetti che possano essere violati dal software installato su apparecchi programmabili;
* e inoltre di adoperarsi perché tale normativa sia adottata anche a livello europeo, a cominciare dalla Convenzione europea sui brevetti.